Impianti di acqua potabile: guida alla DIN 1988-300

La vigente legislazione italiana ammette, attraverso il D.M. 37/2008, la possibilità di utilizzare un metodo di dimensionamento degli impianti di acqua potabile diverso da quello proposto dalla norma UNI 9182; infatti, all’articolo 5 paragrafo 3 indica testualmente quanto segue:

"I progetti degli impianti sono elaborati secondo la regola dell'arte. I progetti elaborati in conformità alla vigente normativa e alle indicazioni delle guide e alle norme dell'UNI, del CEI e di altri Enti di normalizzazione appartenenti agli Stati membri dell'Unione europa o che sono parti contraenti dell'accordo sullo spazio economico europeo, si considerano redatti secondo la regola dell'arte."

 

Tale opzione, spesso non nota ai progettisti, è ulteriormente confermata anche dalla “madre” della UNI 9182, ovvero la serie di norme europee EN 806; nello specifico, nell’appendice C della UNI EN 806-3, vengono elencate una serie di normative afferenti la Comunità Europea ammesse per il dimensionamento delle reti di acqua potabile, utilizzabili dal progettista “qualora si avanzino motivazioni opportune”.

Tra le norme qui citate compare anche la DIN 1988, ovvero la norma di riferimento tedesca per il dimensionamento delle reti di acqua potabile. Ma quali sono le “motivazioni opportune” che potrebbero giustificare l’adozione di un metodo di calcolo di questo tipo?

La DIN 1988, e nello specifico la DIN 1988-300 sua ultima edizione del 2012, è sicuramente una delle norme di impianti di acqua potabile maggiormente orientate alla salvaguardia dell’igienicità dell’acqua. Lo scopo principale della norma è quello di garantire un dimensionamento il più razionale possibile assicurando al contempo prestazioni in erogazione allineate con le esigenze di comfort dell’utenza. Dimensionare in maniera razionale significa ridurre quanto più possibile i diametri, favorendo il ricambio dell’acqua in ogni ramo della distribuzione e limitando quanto più possibile zone a flusso ridotto, che possono rivelarsi estremamente critiche per la formazione del biofilm interno alle tubazioni e di riflesso per la proliferazione di batteri idrodiffusi quali la Legionella.

In quale maniera la DIN 1988-300 consente di ottenere un dimensionamento sensibilmente più orientato all’igiene rispetto, ad esempio, alla classica UNI 9182? Principalmente agendo su alcuni aspetti:

  1. Fattori di contemporaneità: la norma tedesca propone un ampio assortimento di curve di conversione, differenti in funzione della diversa destinazione d’uso, e sviluppate sulla base della decennale esperienza sul campo del normatore. Inoltre, rispetto alla UNI 9182, la DIN 1988-300 non presenta il concetto delle unità di carico e introduce un concetto molto orientato alla pratica come quello delle “unità d’utilizzo”.
  2. Sfruttamento dei potenziali residui di pressione: la norma sottolinea la necessità di verificare la possibilità di ridurre il diametro calcolato, una volta ultimato il dimensionamento di base e verificato il bilancio delle pressioni in essere, allo scopo di razionalizzare il tutto sempre nel rispetto delle prestazioni minime di terminali.
  3. Prevenzione della stagnazione: la DIN 1988-300 affronta il tema della stagnazione non solo intervenendo sul dimensionamento delle tubazioni, ma anche suggerendo tipologie di allacciamento delle utenze orientate al ricambio dell’acqua, come ad es. allacciamenti in serie o ad anello. La norma infatti entra nel merito di come realizzare in autonomia il dimensionamento di un bagno ad anello attraverso il noto Metodo di Cross.

Ovviamente, per poter applicare la DIN 1988-300 nel progetto di interesse, deve conoscerla e comprenderla; proprio per questo motivo Viega da oggi propone il nuovo manuale tecnico “Impianti di acqua potabile: guida alla DIN 1988-300”, uno strumento di facile fruizione che illustra il metodo di calcolo della norma tedesca e gli accorgimenti proposti per un dimensionamento igienicamente corretto, accompagnando il tutto con un pratico esempio di calcolo che potrà agevolare ulteriormente il progettista nella comprensione.

Il manuale si affianca idealmente al report scientifico “Acqua e Salute - Governance e qualità dei sistemi idrici complessi” pubblicato  dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, col contributo non condizionato di Viega, che invece entra nel merito degli aspetti epidemiologici e tecnici correlati al tema Legionella.